Manifestazioni Petroniane

Petronio: le nostre «radici»

di Mons. Dott. Oreste Leonardi, Vicario episcopale per l’animazione cristiana delle realtà temporali e primicerio della basilica di San Petronio

Il 4 ottobre del 1141 il vescovo Enrico volle ispezionare le reliquie di san Petronio, da quasi sette secoli custodite nella basilica di Santo Stefano. Da allora, ogni anno, la festa del Santo si celebra in quel giorno in tutta la città e in tutta la diocesi. Chi era Petronio? Due scrittori contemporanei, Eucherio e Gennadio, lo citano insieme a eminenti Padri della Chiesa, ricordandolo soprattutto come modello di santità, di vita morale, di cultura. Ma ciò che più è rimasto impresso nella memoria cittadina e che è testimoniato anche dalle due omelie a lui attribuite è il legame tra il vescovo e la sua comunità, l’impegno sollecito e generoso di Petronio nella ricostruzione fisica e morale di una città che già Ambrogio, 50 anni prima, aveva descritto come «cadavere di città semidistrutta». Cosa era accaduto? L’episcopato di Petronio si situa tra il 431 e il 450: un tempo decisivo per le sorti dell’impero romano. Da anni infatti i Barbari erano stati accolti entro i confini di Roma, sia per l’impossibilità di respingerli sia perché effettivamente utili alla vita dell’impero. Ma dai primi anni del secolo si era sviluppata un’ostilità crescente, fino ai terribili assalti dei Vandali e degli Unni. Un umile e sensibile prete di Marsiglia, Salviano, proprio nel periodo centrale dell’episcopato di Petronio (439 - 440) descrive le terribili conseguenze delle guerre e lo scempio delle città e delle campagne. Ma più grave di tutto è, per lui, la devastazione morale che ammorba la società e la coscienza delle persone. Cresce l’egoismo e l’avidità, fino a dilaniarsi a vicenda, così come cresce la ricerca del godimento, fino a stordirsi, fino a divenire schiavi della gola e della lussuria.

È una situazione probabilmente simile quella che Petronio, divenuto vescovo, trova a Bologna. Per questo morale, deve essersi impressa in modo indelebile nella memoria cittadina, sino a voler attribuire al vescovo Petronio il ruolo di "Difensore della città" e di "Patrono". Diventa allora chiaro e impegnativo il messaggio che la liturgia della festa di San Petronio ripropone ogni anno: cercare anzitutto la giustizia di Dio, e progredire nella via dell’unità e della pace (preghiera dopo la comunione). Ce lo ricordava l’Arcivescovo nell’omelia per la festa del patrono lo scorso anno: Petronio è stato il «costruttore» della nostra città poiché l’ha edificata in Cristo, e noi, pur essendo molti, siamo in Lui un solo corpo. Dobbiamo dunque avere coscienza vigile e viva di appartenere ad una comunità, di possedere una identità, nella condivisione di quei valori fondamentali che costituiscono il bene comune. In questa prospettiva, l’impegno della Chiesa bolognese, guidata dall’esempio di san Petronio, è un dono prezioso per la vita della città, per il contributo che può laicamente offrire operando alla luce di una razionalità che, pur illuminata dalla fede, è comune ad ogni uomo e ad ogni uomo consente di raggiungere la verità. La comunità civile ha infatti bisogno di radicarsi in un universo di valori condivisi, per ricercare insieme quei principi antropologici ed etici che trovano il loro fondamento nell’essenza stessa dell’uomo, quei diritti fondamentali che non vengono creati dal legislatore ma che sono iscritti nella natura stessa della persona umana e che guidano la ragione a progettare una vita buona e significativa, ponendo le basi sulle quali poter davvero edificare il bene comune. È di questo che anche oggi Bologna, come nel V secolo, ha veramente bisogno!